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domenica 20 luglio 2008

OpenWARM2, la mia nuova yogurtiera di precisione.


OpenWARM mi ha dato grandi soddisfazioni, sia perchè posso produrre in un solo colpo cinque o più liri di yogurt, sia perchè grazie al termostato digitale (14 Euro) la temperatura interna è molto più costante e regolabile con maggior precisione rispetto alle comuni yogurtiere.

OpenWARM2 nasce dall'esperienza OpenWARM e migliora alcuni aspetti:

  1. La ventolina crea una circolazione di aria che diminuisce la differenza di temperatura fra la parte alta e la parte bassa dello spazio interno.
  2. Lo spazio sopra la lampadina ora è utilizzabile.
  3. Anche lo spazio attorno alla lampadina è utilizzabile meglio: la lampadina è all'interno di un contenitore, evitando l'irradiazione diretta nelle vicinanze, che causava differenze di fermentazione in alcune zone.
  4. L'isolamento fra lampadina e termostato è migliorato, riducendone le interferenze.
La realizzazione di OpenWARM2 è semplice come quella di OpenWARM, ad esempio riutilizzando un vecchio alimentatore di Personal Computer, o una simile scatola ignifuga che possa ospitare una lampadina ed una ventola, con feritoie per far circolare l'aria e far passare i cavi.

Una volta smontato e pulito l'interno dell'alimentatore, la ventola torna al suo posto collegata direttamente ad un alimentatore (anch'esso di recupero), nel mio caso di un vecchissimo lettore cd guasto. La lampadina va collegata fra la presa (interna) del 220V ed il termostato elettronico d'ambiente (io ne ho usato uno costato 14 Euro che si può impostare con una precisione di 0,1 gradi fino a 40°). Un comunissimo cavo da 220V per PC completa il tutto.

Il mio contenitore esterno è lo scatolone della tostiera, misura 50x30x30 cm, ed ho sotto-alimentato la ventola a 5V invece di 12V, per cui rimane assolutamente silenziosa pur generando una circolazione sufficiente. Se si usa un contenitore esterno particolarmente voluminoso, conviene alimentare la ventola a 9V o 12V, e probabilmente usare una lampadina da 100W invece dei 60W che ho usato io. La ventola è polarizzata, il suo alimentatore và collegato con la polarità corretta altrimenti la ventola non gira.

La ventola espelle l'aria dall'alimentatore, che va posizionato nel contenitore esterno in modo da lasciare spazio sufficiente al passaggio dell'aria dalle griglie.

Adesso che dentro OpenWARM2 la temperatura fra parte alta e parte bassa è più omogenea, spero di riuscire a fare lo yogurt con i fermenti più difficili, e più interessanti, come quelli mono-ceppo Bifido o Acidophilus, che fin'ora sono state bestie difficili da domare, ma che sono fra i più utili per il nostro organismo.

Licenza d'uso (la stessa di OpenWARM).
Anche OpenWARM2 è una cavolata e non credo meriti tanto, ma non si sa mai. Quindi a scanso di equivoci pubblico OpenWARM2 sotto licenza d'uso GPL v3, e pubblico quanto scritto su OpenWARM2 con licenza d'uso Creative Commons v2.5 (By-Nc-Sa).

martedì 25 dicembre 2007

Panettone Classico in MdP o a mano

Un panettone “per placare la fame” lo posso trovare al supermercato, uno buono e ricco lo posso acquistare da un bravo pasticcere, ma se mi serve “diverso”, posso solo farmelo.

A vent'anni mangiamo tutto quello che ci propinano. Alcuni alimenti alla lunga sono dannosi, ma in assenza di segnali immediati del nostro fisico, non ce ne accorgiamo. Prima o dopo arriva il momento in cui l'organismo presenta il conto, e per non rovinarsi la qualità della vita si deve rinunciare a cose che per altri sono normali: latticini (lattosio o altri allergeni), zuccheri, grassi saturi, farina di grano, sale, aromi. Un panettone senza uno di questi ingredienti è difficile da trovare, oppure per acquistarlo bisogna cedere un rene. Per non rinunciare, non rimane che farselo.

Siccome il panettone per i “diversi” dovrebbe sembrare il più normale possibile, prima ho ricercato il modo per farlo con gli ingredienti tradizionali, per avere un punto di riferimento e raggiungere poi un buon risultato sostituendo solo l'ingrediente indesiderato. Proprio per questo, la prima volta consiglio di non cambiare le dosi suggerite, a favore di una migliore riuscita della successiva “ricetta speciale”.

E chi non è "diverso", perchè dovrebbe farsi il panettone? Secoli addietro gustare il proprio panettone probabilmente era normale, oggi è un privilegio che pochi possono vantare. Inoltre acquisire manualità con questa ricetta è utile per imparare a realizzare anche altri dolci a lievitazione naturale come colombe, fugasse venete, pani dolci, ecc.

Vi presento quindi la mia ricetta di Panettone Classico, frutto di molti esperimenti e di degustazioni via via sempre più gradite. Le istruzioni sono lunghe perchè dettagliate, non spaventarti. Seguendole passo-passo la preparazione sarà semplice e non richiederà molto lavoro. Dopo la prima volta avrai “capito il trucco”, ti sembrerà tutto banale, e questi appunti ti serviranno solo per ricordare dosi e ingredienti di ciascuna fase.
L'introduzione è più lunga della ricetta :-) ma capire mi sembra importante perchè ciascuno possa adattare la ricetta alle proprie necessità.

Panettone Classico?
Il panettone affonda le sue origini forse nel 1400, forse anche prima. Di un dolce popolare così antico, così diffuso, e con le inevitabili evoluzioni durante i secoli, credo che nessuno può fregiarsi di possedere la ricetta originale.
Per renderlo più buono c'è chi aumenta burro e zucchero, chi lo arricchisce di coperture, farcie, chi usa aromi, emulsionanti, conservanti, ingredienti surgelati, chi lo ha persino brevettato, chi lo vuole tutelare con IGP, SGT, De.Co., e chissà quanti altri conigli politico-economici riusciranno a far saltare fuori dal cappello.
Questo l'ho chiamato Panettone Classico, per dargli un nome e per distinguerlo dai panettoni "speciali" che farò nei prossimi giorni. I palati che non sono smerigliati da aromi artificiali e glutammato lo apprezzeranno più di quelli arricchiti/additivati dal sapore artificialmente accattivante. Non è un dolce, è un pane dolce. E' ricco ma semplice, non appesantisce palato e digestione. Forse la tradizione lo avrebbe voluto così.

Edit: per avere gli appunti completi in un solo posto, ho deciso di apportare modifiche e miglioramenti direttamente qui, per cui in futuro il post potrebbe essere aggiornato.

La preparazione si svolge in queste fasi:
Base lievitante, Impasto, Lievitazione finale, Cottura, Raffreddamento.

Base lievitante. E' un impasto lievitato per quanto possibile senza uso di lievito di birra (e tantomeno lievito chimico). Deve avere la massima “forza lievitante”, forza che potrà solo diminuire con la successiva aggiunta di grassi e zuccheri in quantità in grado di inibire una lievitazione normale. Per l'innesco si può usare lievito di birra, pasta madre, lievito naturale (es. Kayser).
Usare il lievito di birra non è da puristi, ma dà un buon risultato: grazie all'abbondanza di aromi, il sapore del lievito è difficilmente distinguibile anche dai palati più raffinati.

Se usi lievito di birra non sentirti in colpa. I panettoni industriali che a norma di legge usano solo pasta madre (lievito naturale) invece dell'immondo lievito di birra, sempre a norma di legge usano anche autentiche schifezze come E472 o “mono e digliceridi degli acidi grassi” (emulsionanti generalmente derivati da scarti di macellazione). Senza contare conservanti ed altri ingredienti (es. ingredienti surgelati o di dubbia provenienza) che grazie a vari artifizi sempre a norma di legge non vengono dichiarati in etichetta.

Schifezze a norma di legge?

Al supermercato è molto difficile trovare un panettone senza “mono e digliceridi degli acidi grassi”. Eppure il disciplinare dell'AIDI (Associazione delle Industrie Dolciarie Italiane, cui aderisce il 90% delle industrie dolciarie), criticato perchè di manica larga, vieta l'uso di emulsionanti nel panettone, che sono invece permessi dal Governo (dlgs 22 luglio 2005 a firma Scajola e Alemanno) nell'ancor più permissivo decreto basato proprio su quel disciplinare dell'AIDI, favorendo le grandi industrie (curioso, da un governo di sinistra!) e scatenando le ire della Confartigianato, dei panificatori, e di altri come Verdi e Rifondazione. Dei consumatori non si è parlato. I media, tutti per un motivo o per l'altro dediti al vassallaggio, non li hanno informati. Per sapere bisogna rimboccarsi le maniche e cercare in internet, e non si trova nemmeno molto. L'importante è che i consumatori... consumino in modo che i burattinai possano dividersi gli incassi ;-)
Scusate, torniamo a noi.

Impasto. Alla base lievitante vengono aggiunti gli ingredienti tipici del dolce, come zucchero, uova, burro, uvetta, canditi. Gli ingredienti vanno inseriti nell'impasto progressivamente in modo da non precludere la lievitazione, cosa che avverrebbe aggiungendoli semplicemente tutti assieme. Per questo motivo la fase di impasto è quella che richiede più lavoro manuale, difficilmente ci si impiega meno di una ventina di minuti.

Lievitazione finale. Nella vaschetta della MdP, in uno stampo da panettone, o in una semplice pentola di acciaio imburrata e infarinata, l'impasto completo di tutti gli ingredienti lievita per l'ultima volta, in attesa della cottura.

Cottura. A fine lievitazione, quando l'impasto lievitato raggiunge il bordo del contenitore, si può continuare ancora nella MdP o passare in forno.

Raffreddamento. Questa fase serve ad evitare che la cupola ancora umida e morbida crolli sotto il suo stesso peso. Appena raffreddato, il panettone andrà conservato in un sacchetto chiuso per non fargli perdere umidità preziosa. Al contrario dei panettoni industriali che vengono prodotti mesi prima delle vendite natalizie, il panettone veramente naturale va consumato entro qualche giorno, altrimenti inizia a seccare e con il passare dei giorni per ammorbidirlo non sarà più sufficiente intiepidirlo, anche se rimarrà sempre migliore di quello industriale.

L'intera lavorazione può essere fatta tutta con la Macchina del Pane, ma ciascuna fase può essere fatta anche a mano o con l'aiuto di altri attrezzi. La MdP non fa risparmiare molto lavoro, inoltre limita la quantità ad un solo panettone per volta. Procedendo manualmente con poca fatica in più si possono produrre contemporaneamente due o più panettoni.
Non disponendo di un'impastatrice (planetaria), uso la MdP per la base e l'impasto solo quando devo fare un solo panettone. Poi se lo consumiamo in famiglia proseguo con lievitazione e cottura in MdP, oppure se è destinato agli ospiti proseguo senza MdP versando l'impasto in uno stampo (o pentola di acciaio), lievitando con la cella di lievitazione domestica OpenWARM, e terminando con la cottura nel forno della cucina.

Le dosi indicate sono per un panettone da 900 grammi “finito”, pezzatura ideale per la mia MdP (Severin BM3983) con vaschetta da 1 Kg. Per altre pezzature fare le debite proporzioni.

Il tasso d'idratazione dell'impasto (TH) è del 75%, per alcuni modelli di MdP è importante.

Questo panettone sviluppa meno di 350 Kcal per 100 grammi (calcolo approssimativo).

Nell'esempio che segue si presume di iniziare la preparazione il venerdì sera, per sfornare il panettone sabato sera, e poterlo gustare “riposato” la domenica a pranzo. I tempi sono indicativi, e in pratica consentono di prepararlo anche in giornate lavorative a patto di potervi dedicare una mezz'ora a mezzodì.

Ingredienti:

  • Farina Manitoba.
  • Latte (o acqua + latte in polvere).
  • Lievito di birra (o lievito selvaggio / pasta madre).
  • Tuorli d'uova fresche.
  • Zucchero.
  • Burro.
  • Sale.
  • Uva passa sultanina.
  • Scorze di arancia candite.
  • La scorza grattugiata di un arancio e di un limone (non trattati).
  • I semi di una bacca di vaniglia (o due bustine di vanillina).
  • Opzionale, lecitina di soia (migliora morbidezza e conservazione).

Base lievitante, prima fase: preparazione dell'innesco (venerdì sera).
  • MdP con lievito di birra - Preparare un poolish con:
    • 200 grammi di acqua tiepida (o latte).
    • 20 grammi di miele d'acacia o malto liquido.
    • Lievito di birra, nella quantità necessaria a sviluppare il poolish in funzione di tempo/temperatura/farina (vedi ricetta negli appunti). Siccome il sapore del lievito disidratato alla fine non si distingue, io metto un'intera bustina (7 grammi) di lievito di birra disidratato (Lidl bustina blu o Mastro Fornaio).
    • Mescolare per amalgamare gli ingredienti.
    • Aggiungere 200 grammi di Manitoba.
    • Avviare per una decina di minuti un programma che impasta, aiutando con una paletta a “prendere” tutta la farina.
    • Non appena il poolish è una crema omogenea, spegnere la MdP e lasciare fermentare almeno fino al “crollo” della cupola del poolish. Ho volutamente usato il termine fermentare e non lievitare, perchè a completa maturazione il poolish deve avere il tipico odore alcoolico-acido simile a quello della pasta madre.
    • Per accelerare i tempi, invece che nella MdP il poolish può essere fermentato nella cella di lievitazione domestica OpenWARM: con le dosi indicate servono almeno 4 ore a 30°.
  • MdP o a mano con lievito Kayser:
    • Preparare 400 grammi di lievito naturale con il metodo Kayser, da usare in sostituzione del poolish.
Base lievitante, seconda fase: fermentazione di tutta la farina (sabato mattina). Aggiungere in vaschetta:
  • 100 grammi di Manitoba, sostituibile in toto o in parte con farina “00”. Alcuni sostengono che usando tutta Manitoba la riuscita è più sicura, altri sostengono che il risultato è migliore “tagliando” la Manitoba con la farina “00”. Le spiegazioni tecniche si trovano, ma intervengono talmente tanti fattori che a livello domestico probabilmente cambia poco.
  • La scorza grattugiata di un'arancia e di un limone rigorosamente NON TRATTATI. Senza grattugia, si deve prelevare solo il giallo della scorza (il bianco è amaro!) con un pelapatate o un coltellino ben affilato, e tritare finissimo il tutto a coltello o assieme alla farina nel macinacaffè. La quantità ti sembrerà esagerata, non temere, sono proprio gli olii essenziali di queste scorze che daranno al tuo panettone quell'aroma particolare che ti aspetti.
    Nota: probabilmente la scorza grattugiata si potrebbe aggiungere anche dopo, io la aggiungo adesso perchè mi sembra che gli olii essenziali riescano ad intridere meglio la farina prima della sigillatura operata dagli altri grassi (burro/tuorli).
  • 5 grammi di sale fino. Aggiunto in questa fase non pregiudica la lievitazione e ha un effetto positivo sulla formazione della maglia glutinica.
Metodo alternativo per la base lievitante in MdP (direttamente sabato mattina).
Mettere in vaschetta tutti gli ingredienti delle due fasi appena descritte, e avviare due volte di seguito il programma di impasto e lievitazione lunga (2 ore circa ciascuna, programma n. 10 nella BM3983). Alla fine della seconda volta lasciare l'impasto nella MdP a proseguire la lievitazione ancora almeno un paio d'ore, fino a quando non si deve procedere con la successiva fase di impasto. Non importa quanto sia lievitato, l'impasto dovrebbe profumare di fermentato alcoolico-acido quasi come partendo dal poolish.

Nulla vieta di adottare altri metodi alternativi per produrre la base lievitante, purchè si ottenga una base di acqua e farina fermentata, con la massima forza lievitante, possibilmente profumata di pasta madre, e con una maglia glutinica in grado di sostenere l'aggiunta di ingredienti grassi e zuccherini.

Impasto in MdP o macchina impastatrice (sabato a mezzodì).
Questa fase è quella che porta più lavoro, impegna per almeno una ventina di minuti, più probabilmente una mezz'ora. Avviare la macchina con un programma che impasta (nella BM3983 uso il programma n. 10), e lavorare a macchina sempre accesa:
  1. La base lievitante appena preparata.
  2. Se la base lievitante era stata fatta con acqua invece di latte, e non si vuole eliminare il lattosio, aggiungere 20 grammi di latte in polvere (scremato o intero, secondo i gusti e le necessità).
  3. Aggiungere i semini di una bacca di vaniglia, o due bustine di vanillina.
  4. Preparare:
    1. 100 grammi di zucchero (se ti piace un po' meno dolce del solito viene buono anche con 75 grammi).
    2. 3 tuorli, tenendoli separati e a temperatura ambiente.
    3. 100 grammi di burro, tagliato a fette sottili in modolocemente a temperatura ambiente.
    4. Se decidi di usare la lecitina di soia (10 grammi), conviene amalgamarla fondendola in un tegamino con una parte del burro.
  5. Aggiungere un terzo dello zucchero, AIPN, un tuorlo, AIPN, un terzo del burro, AIPN.
    (Nota: AIPN = Attendere che l'Impasto Prenda Nervo, ovvero lasciare che la macchina lavori finchè l'impasto non riprende consistenza e ridiventa una quasi-palla un po' appiccicosa e mooolto elastica).
  6. Continuare aggiungendo un terzo degli ingredienti per volta, fino alla fine di zucchero, tuorli e burro.
  7. In MdP continuare ad impastare, e al segnale acustico aggiungere 150 grammi di uvetta sultanina e 75 grammi di scorze di arancia candite.
    (Nota: se invece delle scorze d'arancia fatte in casa si usano quelle industriali, suggerisco di aumentare la dose a 100 grammi o più)
  8. Una volta incorporati uvetta e canditi (in MdP nel frattempo si arriva alla fine della fase di impasto), si prosegue con la fase successiva, quella di lievitazione finale.

Lievitazione finale (sabato a mezzodì).
Non avere fretta. Più spesso guardi l'impasto, e meno sembra lievitare ;-)
Se ingredienti e lavorazione sono quelli indicati, e se la temperatura non scende troppo sotto i 30°, prima o dopo dovrebbe lievitare.
  • Con MdP: coprire lo sfiato del coperchio della MdP con uno straccetto (per conservare l'umidità) e lasciar proseguire la macchina, che alla fine dell'impasto continua con la fase di lievitazione. Alla fine della lievitazione spegnere la MdP e lasciare tutto fermo fino a che l'impasto non raggiunge il bordo della vaschetta. Attendendo ancora l'impasto dovrebbe superare il bordo, ma non conviene esagerare con la lievitazione: durante la cottura l'impasto crescerà ancora e potrebbe toccare il coperchio della MdP con imprevedibili effetti indesiderati.
  • Con MdP e OpenWARM: Togliere il coperchio della MdP e metterla tutta dentro OpenWARM, regolando la temperatura sui 32°.
    Il vantaggio di questa tecnica è che si lascia l'impasto sempre nella MdP senza fargli subire traumi nei trasferimenti della vaschetta.
  • Senza MdP: versare l'impasto in uno stampo da panettone o in una pentola di acciaio ben imburrata e infarinata. Chiuderlo in un sacchetto (o mettere il coperchio alla pentola) per evitare di perdere umidità preziosa, poi lasciare lievitare in un luogo tiepido, l'ideale è fra i 30° e i 35°, ad esempio:
    • Nella cella di lievitazione domestica OpenWARM servono da 4 a 6 ore a 32°.
    • Nel cestello della lavatrice, appena finita la centrifuga (grazie Adriano! Mac Gyver ci fa un baffo!).
    • In una borsa termica vicino o sopra ad una stufa.
Cottura (sabato sera).
Una volta terminata la lievitazione finale, per ottenere le classiche orecchie incidere la superficie con una lametta o un taglierino affilato, facendo un taglio a croce. Personalmente preferisco non rischiare con questa operazione, e lascio la cupola intatta come molti prodotti industriali.
  • Con la MdP: liberare lo sfiato del coperchio ed avviare il programma di cottura (il n. 12 nella BM3983, durata 60 minuti). A 15' dalla fine controllare spesso l'andamento, ed eventualmente interrompere la cottura se dallo sfiato invece di vapore fuoriesce fumo, oppure si sente odore di bruciato.
    Nota: secondo me a livello domestico è preferibile cuocere bene il panettone all'interno, anche se così la crosta diventa troppo bruciata e bisogna eliminarla prima di offrire il panettone.

  • Nel forno: infornare a 180° per una quarantina di minuti, il tempo dipende dalla pezzatura. Le prime volte controllare spesso e saggiare la cottura ottimale con uno stecchino lungo.
Raffreddamento (sabato sera).
  • In MdP: togliere la vaschetta dalla macchina lasciandio il panettone nella vaschetta, appoggiarla in forno (spento e freddo) o su un ripiano tenendone il perno sollevato in modo che la vaschetta sia inclinata verso il basso e il panettone eviti di collassare senza scivolare fuori della vaschetta. Chiudere la vaschetta in un sacchetto di carta, oppure non appena la vaschetta si è raffreddata quanto basta per non fondere il nylon, metterla in un sacchetto chiuso in modo da non disperdere umidità preziosa.
  • Con lo stampo da panettoni: infilzare da parte a parte due ferri da maglia appena sopra il fondo dello stampo, capovolgere il panettone e tenerlo sospeso appoggiando i ferri su due oggetti in modo che la cupola del panettone non tocchi la superficie sottostante.
  • Con la pentola di acciaio: fare come spiegato per lo stampo da panettoni, appoggiando i manici della pentola per tener sospeso il panettone.
Gustare il panettone dopo averlo fatto riposare almeno 12 ore, meglio se intiepidito in forno o nella cella di lievitazione OpenWARM a 40° (conviene tenercelo per qualche ora in modo che si intiepidisca bene anche all'interno), come al solito avvolto in un sacchetto per non seccarlo.

Buon Natale.

venerdì 21 dicembre 2007

OpenWARM: istruzioni dettagliate

Mac Gyver a confronto era un dilettante :-)

Come promesso, ecco le istruzioni a prova di coordinatrice familiare (mamma, massaia, casalinga, ecc.). Ai più esperti per realizzarlo basterà guardare solo le foto.

Il cuore tecnologico del progetto è il termostato elettronico. A meno che non lo si smonti dal bagno della suocera è l'unico componente da acquistare: l'ho pagato una ventina di Euro in un magazzino specializzato per elettricisti. Un crono-termostato è inutilmente costoso e più complicato da usare. Un termostato a manopola non ha il display, costa meno, ma è meno preciso: qualche grado di tolleranza contro pochi decimi di grado di quello digitale. Con un termostato non digitale il marchingegno darebbe comunque risultati accettabili, ma vuoi mettere il fascino dei numerini che cambiano da soli... ;-)

Il termostato che ho usato si trova anche su Ebay: http://search.ebay.it/ch110

Bando alle ciance, iniziamo. Gli unici strumenti necessari sono un po' di cavo elettrico, una spina e due prese volanti 220V, un cacciavite piccolo, delle forbici con cui poter spellare i fili elettrici, un po' di scotch. Anzi, meglio chiamarlo nastro isolante, così evitiamo sbronze :-]

Prepariamo la lampadina con la spina. Questa soluzione è spartana, ma consente di cambiare facilmente la lampadina per usarne una della potenza più adatta alle dimensioni della cella. Oppure di sostituirla con una lampada da comodino con tutto il piedistallo, che però generalmente è poco potente. Inizialmente usavo una lampadina da 40W in una borsa termica, poi una da 60W nel pacco regalo. D'estate probabilmente converrà usarne una da 25W o addirittura 15 W. Per scatoloni più grandi è meglio usare una lampadina da 75W o 100W.

Avevo detto a prova di massaia, e anche se a molti sembrerà superfluo spiegarlo, ecco come collegare i fili alla spina e alla lampadina. Qui non serve, ma per convenzione è meglio abituarsi a collegare il filo giallo+verde al centro della spina, alla presa di terra.
Per la firma sul modulo di collaudo della lampadina serve un ispettore fidato come Brek. O è alle prime armi e sta chiedendo a me cosa deve fare... oppure sta giustamente pensando che sono pazzo.


Prepariamo il cavo di alimentazione. La spina andrà collegata alla rete, mentre alla presa si collegherà la lampadina. Ricorda: il filo giallo+verde và sempre collegato alla presa di terra, nelle spine/prese volanti è quella centrale.
Invece di farti il cavo, puoi usare una prolunga già pronta. Se te lo fai tu, per scrupolo prima di fare il taglio al centro prova se il cavo funziona usandolo come prolunga per la lampadina.
Poi incidi la guaina esterna e scopri un po' di cavo. Il cavo blu va tagliato (il marrone sarebbe lo stesso, ma il giallo va lasciato integro) e i due capi saranno collegati al termostato come spiegato più avanti.

Ora prepariamo il termostato. Con il termostato in posizione “inverno” si usano i contatti “normalmente chiusi”. Anche se superfluo, ho preferito separare il termostato dal resto usando un “mammuth” (quel coso in cui si avvitano i fili per unirli ad altri in modo affidabile senza saldature).

Prima apri il termostato e dai una sbirciatina: ci dovrebbe essere il sensore che serve a rilevare la temperatura (nel mio termostato è quella "goccia" azzurra con due filetti paralleli)...

... e ci dovrebbero essere dei morsetti per attaccarci i nostri fili...

Come ho detto prima, dobbiamo collegare i fili ai contatti "normalmente chiusi", la coppia che "a riposo" fa passare la corrente. Sono mostrati nel disegnino bianco, e nel mio caso sono i contatti "1" e "2". Se invece del "2" collegassimo il "4" dovremmo usare il termostato in modalità "estate" invece che "inverno": d'inverno il termostato si attiva per far aumentare la temperatura, d'estate si attiva per farla diminuire!
Io ho preferito collegare il termostato con un pezzo di filo indipendente, volendo si potevano collegare direttamente i fili del cavo "interrotto".
Poi rimontiamo il termostato e lo colleghiamo al cavo elettrico:

Per collaudare il termostato, colleghiamo il tutto, leggiamo il foglietto illustrativo e giochiamo con i programmi giorno e notte, tenendo conto che nei termostati digitali la lettura della temperatura generalmente è fatta ogni minuto e quindi la commutazione non è immediata.


Attenzione, il programma “estate” inverte accensione e spegnimento.
Disporre dei programmi giorno e notte può tornare utile preimpostandoli, ad esempio giorno = 35° per lo yogurt, e notte = 30° per lievitazione.

Rifiniamo con il nastro adesivo...

.. e componiamo il marchingegno con gli accessori:

  • il piattino serve per non abbrustolire la credenza della nonna, ed è utile anche per metterci uno straccio con dell'acqua per aumentare l'umidità della cella;
  • il pentolino blu è una mia paranoia: serve a sollevare un po' barattolo dal fondo in modo che la sonda del termostato sia più in basso e quindi a temperatura minore del resto.
Perchè un pacco regalo?
Beh, perchè è semplice e funzionale, e soprattutto spero che così gli ospiti non mi chiedano dettagli. Altrimenti penserebbero che sono pazzo, e invece è vero :-)

Chi volesse cimentarsi nella realizzazione potrebbe escogitare altri contenitori, come casette che con la lampada interna illuminano le finestre, e chissà cos'altro suggerirà la fantasia. Fatemi sapere.

Perchè OpenWARM? Non vorrai mica brevettarlo?

“Warm” in inglese vuol dire “tiepido”, ed è proprio quello che fa il marchingegno. “Open” è il prefisso più comune per i progetti informatici OpenSource. Un progetto Open è donato alla comunità per remunerarla di quello che si è imparato da essa, e perchè il progetto stesso possa essere migliorato da chiunque lo voglia, purchè la versione migliorata ritorni alla comunità sempre in forma libera quanto l'originale. L'idea rimane di chi l'ha avuta, ma il suo uso è e deve rimanere libero per chiunque. Nessuno può far pagare per l'uso del progetto dicendo che l'idea è sua. La parola chiave è LIBERTA'.
No, io non voglio brevettarlo, e proprio per questo non voglio che lo facciano altri.

Licenza d'uso.

OpenWARM è una cavolata e non credo meriti tanto, ma non si sa mai. Quindi scanso di equivoci pubblico OpenWARM sotto licenza d'uso GPL v3, e pubblico quanto scritto su OpenWARM con licenza d'uso Creative Commons v2.5 (By-Nc-Sa).

giovedì 20 dicembre 2007

Progetto OpenWARM: yogurtiera, cella di lievitazione domestica di precisione, e molto altro!

Ecco svelato l'arcano, seguiranno foto passo-passo e spiegazioni dettagliate a misura di... coordinatrice familiare. Il costo del termostato digitale è di una ventina di Euro, il resto si trova in soffitta.

  • D'inverno la tua yogurtiera (senza termostato) batte la fiacca e dopo 10 ore lo yogurt è ancora liquido?
  • D'estate è troppo zelante e dopo 5 ore lo yogurt è già troppo sieroso?
  • Per fare un dolce o un formaggio hai bisogno di molto yogurt, più di quello che riesci a produrre in tempi ragionevoli con la tua yogurtiera?
  • La pentola di Lenny (FrancescaV) d'inverno si raffredda troppo e non sei lì per accendere il fuoco sotto ogni tanto?
  • L'accrocchio di Gennarino non dà risultati costanti? Il forno rimane socchiuso e il calduccio se ne và verso l'alto?
  • E comunque non vuoi tenere occupato forno o fornello?
  • Stanchi di rischiare l'incendio della borsa termica mettendola accanto alla stufa a legna?
  • Vuoi fare il lievito selvaggio Kayser e non hai un posto a 27°C ?
  • Il forno preriscaldato non va bene per la lievitazione lunga? Il forno ventilato secca l'impasto?
  • Vuoi fare un dolce a lievitazione naturale? Per avere risultati ripetibili con panettone, pandoro, colomba, fugassa veneta, ecc. serve una lievitazione... prevedibile. Fa presto ProfumoDiLievito a dire di lievitare la biga a 28°C e l'impasto a 30°C... e a casa?
  • Vuoi lievitare un impasto a temperatura e in tempi diversi da quelli del programma della tua MdP?
  • Non hai un termosifone o una stufa vicino a cui mettere a lievitare o fermentare i tuoi semilavorati? (Io ho la fortuna di avere il riscaldamento a pavimento e la caldaia a bassa temperatura, si risparmia molto, ma in casa il posto più caldo è a 19,5°C)
  • Vuoi intiepidire dolcemente il tuo panettone preferito a 40°C senza seccarlo?
  • Non hai spazio da dedicare ad un altro elettrodomestico, specie se ingombrante?
  • Vuoi risolvere tutti questi problemi (e forse molti altri) con pochi Euro e senza consumare un botto di energia?
OpenWARM, prossimamente su questi schermi, e GRATIS a casa tua :-)

Indovinate cos'è questo?


Non è una nuova macchina del pane. E' utile per farsi il pane, ma anche per molte altre cose. La confezione è parte integrante dell'oggetto. Non è uno scherzo.

A chi indovina:

  • Primo premio: la mia ricetta SEGRETA per fare lo yogurt denso come il mascarpone usando latte parzialmente scremato.
  • Secondo premio: la mia ricetta SEGRETA per fare il panettone con la MdP.
  • Terzo premio: la mia ricetta SEGRETISSIMA :-) per fare il panettone vegan con la MdP.