mercoledì 30 gennaio 2008

Lo yogurt fa bene, con quello giusto ci si può curare.


Alcuni lactobacilli cosiddetti "probiotici" hanno effetti terapeutici, purchè siano assunti in modo che riescano a stabilirsi e riprodursi nell'intestino e nel colon, curando:

  • infiammazioni intestinali e del colon, sia virali che batteriche, anche croniche;
  • sistema immunitario debole;
  • infiammazioni dell'apparato urogenitale, candida, herpes;
  • acne e infiammazioni cutanee;
  • avvelenamenti e intossicazioni alimentari;
  • colesterolo;
  • alcune allergie;
  • prevenzione di tumori;
  • osteoporosi;
  • ipertensione;
  • carie (incredibile!);
  • ...
Chi soffre di almeno uno di questi disturbi farebbe bene a continuare la lettura.

Nota: io non sono un nutrizionista, semplicemente mi dò da fare perchè credo che chiunque abbia un ruolo attivo nel cercare, verificare e capire, possa individuare le cause dei problemi e trovare una soluzione, o quanto meno ha più probabilità di giungere agli specialisti più adatti.

Prima di vedere quali sono i microorganismi che ci servono per curare o prevenire molti disturbi, come si producono facilmente in casa, e come verificare che siano efficaci, vediamo di approfondire un po'.

Grazie ai batteri che elaborano il latte (lactobacilli), lo yogurt fa bene: contiene acido lattico e mille altri componenti benefici. Salvo prenderne tonnellate, nello yogurt classico i batteri (S. Thermophilus e L. Bulgaricus) non sopravvivono in quantità sufficiente per arrivare, attecchire e proliferare nel nostro intestino, a causa dell'acidità dello stomaco, della salinità della bile, della competizione con altri microorganismi, e di tutti gli altri trabocchetti gastro-intestinali.

Nonostante ciò, lo yogurt è un alimento altamente benefico, “probiotico”, che dal greco pro-bios significa “a favore della vita”. Anche un'amichevole pacca sulla spalla o una settimana di vacanza sono “probiotici”, ma il termine probiotico è stato di fatto confinato alla definizione di cibi contenenti microorganismi benefici: i batteri probiotici.

A causa di alimentazione, farmaci, stress, predisposizioni fisiche o genetiche, oggi molti hanno l'intestino “in disordine” (disbiosi), il che porta disordine a tutto il resto dell'organismo, riducendo e talvolta compromettendo la qualità della vita propria e dei familiari.

Purtroppo la ricerca è agli albori ed inquinata da interessi commerciali.

Fra la miriade di informazioni sull'argomento sia in iglese che in italiano, un'interessante sintesi indipendente è quella dell'Associazione Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali (A.M.I.C.I.).

Consiglio di leggere anche Luigi Gallo, nutrizionista forse non indipendente (o quantomeno molto convinto della validità di un singolo prodotto), ma ugualmente interessante:
Sulla stessa lunghezza d'onda c'è Luciano Gianazza. C'è sempre da imparare qualcosa, anche da chi sposa una singola linea di pensiero ;-)

Proseguiremo vedendo:
  1. Come difendersi dai simboletti ® © e dal marketing dotato di dizionario di latino, della serie Bifidum Cagazium ® & compagni di... merende ;-)
  2. Come essere assolutamente certi che i lactobacilli che ingeriamo siano vivi.
  3. Come produrre in casa i vari lactobacilli che abbiano le caratteristiche per colonizzare intestino e colon, senza dover cedere un rene per acquistarli ;-)
  4. Come verificare gli effetti terapeutici.
Divertente:

Several companies have attempted to trademark specific subspecies and as a marketing technique, renaming the subspecies with scientific sounding names. Danone (Dannon) have claimed trademark status on the subspecies strain DN 173 010 and markets the organism as Bifidus Digestivum (UK), Bifidus Regularis (US and Mexico), Bifidobacterium Lactis or B.L. Regularis (Canada) and Bifidus Actiregularis (Argentina, Austria, Chile, Germany, Italy, Netherlands, Romania and Russia). Scientifically, the correct strain is identified as Bifidobacterium animalis subsp. animalis, strain DN-173 010.

Chr. Hansen Ltd from Denmark has a similar claim on the species Bifidobacterium animalis subsp. lactis, strain BB-12. It is marketed both as Bifidobacterium animalis and Bifidobacterium lactis, however, the true scientific name of the strain is Bifidobacterium animalis subsp. lactis.


Nel frattempo, prova a cercare Actiregularis garante ;-)

martedì 29 gennaio 2008

Raccolta di ricette natalizie da FrancescaV

L'interessante iniziativa natalizia di Francesca ha prodotto un ricettario variopinto utile tutto l'anno:

Per ringraziare Francesca le dedico queste foto.

E' una delle due tenerissime gemelline che due giorni fa erano al calduccio nella pancia della mamma.

Il ragazzo da cui vado a prendere il latte di capra appena munto l'ha messa a scaldarsi al sole adagiata su di un ciuffo di fieno.

sabato 26 gennaio 2008

Yogurt for dummies


Questo è il modo più semplice, igenico, pulito e dal risultato sicuro che conosco per farsi lo yogurt in casa. Coraggio, non è difficile da leggere!

Prima vedremo il procedimento, cioè come si fa. Poi arriveranno le ricette (cioè ingredienti, quantità e tempi), che dipendono da cosa si vuole ottenere.

Occorrente:

  • Una confezione richiudibile di latte UHT (più grassi contiene il latte, più denso e cremoso risulterà lo yogurt). Va bene latte intero, parzialmente scremato o scremato, a seconda delle necessità. Quello intero fa più calorie, ma sazia di più, per cui potrebbe essere dieteticamente vantaggioso. Io attualmente preferisco il parzialmente scremato, che per me è un ottimo compromesso fra calorie contenute e buon potere saziante. Per "ingrassare" il latte si può aggiungere panna liquida UHT, quella da montare dovrebbe essere di qualità migliore di quella da cucinare, in ogni caso io preferirei che contenesse solo latte e niente additivi.
  • Un vasetto di yogurt naturale fresco, ovvero più lontano possibile dalla data di scadenza. Lo yogurt da bere è più comodo da inserire nel contenitore di latte. Vanno benissimo i probiotici da bere, e vedrai che il tuo yogurt sarà più denso di quello che hai usato come innesco.
Gli ingredienti vanno scelti accuratamente a seconda di quello che si vuole ottenere: il tipo di latte UHT (es.: più o meno grasso, con o senza lattosio, ad alta digeribilità, addizionato di enzima lattasi, ecc.) e il tipo di yogurt (fermenti tradizionali Thermophilus e Bulgaricus, o fermenti cosiddetti probiotici: Acidophilus, Casei, Bifidobacterium, ecc.) da usare per l'innesco.

Procedimento:
  1. Tenendoli per il momento separati, mettere il latte e lo yogurt al calduccio per qualche ora, l'ideale è portare tutto fra i 35° e i 45°. Miscelare latte e yogurt quando sono già alla temperatura di fermentazione, serve per molti motivi, fra cui evitare che il latte (freddo) cagli con l'acidità dello yogurt prima di iniziare a fermentare.
  2. Aprire le “orecchie” e aprire il tappo della confezione di latte, altrimenti dentro non c'è spazio per lo yogurt, e versare lo yogurt nel latte.
  3. Chiudere il tappo del latte e agitarlo un po' per amalgamare lo yogurt aggiunto.
  4. Mettere il contenitore al caldo (*), fra i 35° e i 45°, fino a quando sbirciando dal tappo e scuotendo delicatamente il contenitore il contenuto diventa denso. Prolungando eccessivamente il tempo, aumenterà l'acidità e la sierosità dello yogurt.
  5. Tenere il contenitore a temperatura ambiente per qualche ora in modo da raffreddarlo “dolcemente” prima di metterlo in frigo per almeno un paio d'ore. Ad esempio, per la fase di raffreddamento sono sufficienti 4 ore a 20° (temperatura ambiente) e poi 3 ore sotto i 10° (in frigorifero). Questa fase serve sia per completare la frementazione durante il lento raffreddamento, sia perchè raffreddando lo yogurt troppo velocemente si forma più siero.
  6. Una volta raggiunta la temperatura del frigorifero, lo yogurt è pronto da consumare con le aggiunte preferite: zucchero, miele, caramello, confetture, frutta, cereali, muesli, caffè solubile e zucchero, ecc.
    Oppure nelle varianti salate per salse, o ancora addensato, o colato per farne uno spalmabile delizioso anche al naturale (stranghistò).
  7. Consuma il tuo yogurt entro qualche giorno per apprezzarne il sapore gradevolmente semplice e naturale. Il tuo yogurt ti ha appena dimostrato di essere “vivo”, non lasciarlo agonizzare in frigorifero come gli yogurt industriali ;-)
  8. Per estrarre tutto lo yogurt contenuto nella confezione, basta aprire anche le due orecchie sul fondo e arrotolare completamente il contenitore.
(*) Per tenere al calduccio la tua cucciolata di fermenti ci sono vari metodi più o meno adeguati alla temperatura ambiente:
  • Usare una yogurtiera elettrica che possa contenere la confezione di latte. Quelle a vasetti sono più comode se devi portare in giro i vasetti, che però vanno lavati e igienizzati con cura senza lasciarvi la minima traccia di detersivo o qualsiasi altro contaminante.
  • Usare il metodo della pentola di acqua tiepida, come ci ha mostrato francescav.
  • Usare il metodo del thermos, d'inverno messo vicino alla stufa o d'estate messo fuori al sole. Si scalda il latte fino a 50° esatti e poi lo si mette nel thermos assieme allo yogurt di innesco.
  • Usare l'accrocchio di Gennarino (1, 2).
  • Usare un OpenWARM, che mantiene la temperatura in modo preciso.
Per ottenere uno yogurt più denso ci sono varie soluzioni:
  • Aumentando i grassi aumenta la cremosità, ad esempio si può sostituire parte del latte con panna liquida (quella da montare è migliore di quella da cucina).
  • Aumentando le proteine aumenta la compattezza, ad esempio aggiungendo 20 grammi di latte scremato in polvere per ogni litro di latte. Compattezza e cremosità sono due cose diverse, la compattezza è quando dal barattolo ne prendi un cucchiaino e nel buco rimangono le "pareti" di yogurt.
  • Togliendo siero dallo yogurt, ad esempio facendolo gocciolare raccolto in uno straccio appeso.
  • NOTA: il latte condensato è paragonabile al latte in polvere con aggiunta di acqua e zucchero, oppure al latte intero zuccherato senza parte dell'acqua.
Ecco una ricettina per iniziare. E' molto importante imparare a leggere l'etichetta dello yogurt, e anche quella del latte, specie se non prendi un semplice latte UHT.
^_^

Yogurt “tradizionale” (fermentato con Streptococcus Thermophilus e Lactobacillus Bulgaricus).

Ogni bacillo ha la sua temperatura ideale di sviluppo, e alcuni lactobacilli “collaborano” con altri preparando loro l'ambiente ideale. Una delle accoppiate vincenti è S. Thermophilus, che si sviluppa meglio fra i 37° e i 45°, preparando l'ambiente per il L. Bulgaricus che a sua volta si sviluppa mentre la temperatura scende fra i 35° e i 15° nell'ambiente già acidificato dal Thermophilus. Quando l'acidità aumenta portando il pH sotto 4,6 le proteine del latte (caseine) si agglomerano compattando lo yogurt. Se lo yogurt viene mescolato, l'agglomerato si “rompe” perdendo la compattezza, mentre rimane la cremosità.

Ingredienti:
  • Latte UHT (o equivalente, bollito o comunque sterilizzato).
  • Per ogni litro di latte, usare almeno 50 grammi di yogurt bianco naturale con fermenti lattici vivi (Streptococcus Thermophilus e Lactobacillus Bulgaricus).
Fasi di incubazione:
  1. Preriscaldare gli ingredienti a 40°.
  2. Dopo aver aggiunto i fermenti, tenere a 37° (massimo 48°) fino ad addensare la superficie dello yogurt, di solito servono da 4 a 8 ore. In questa fase si moltiplica lo S. Thermophilus.
  3. Tenere a temperatura ambiente (20° circa) per 4 ore circa, fino a quando lo yogurt non la raggiunge. In questa fase prolifera il L. Bulgaricus.
  4. Mettere in frigorifero (temp. ideale 4°, massimo 10°) per almeno 2 o 3 ore.

giovedì 24 gennaio 2008

Arturo, il nero.


La base non poteva essere altro che il solito Arturo, questa volta per motivi di tempo saltando la fase del poolish, ma fatto con gli stessi ingredienti direttamente con il programma Francese Veloce (2 ore e mezza).

L'ho colorato con 5 grammi di cacao amaro e caratterizzato con peperoncino rosso e pepe nero macinato fresco.

Edit: L'idea di scurire il pane con il cacao amaro mi è venuta perchè dalle mie parti si gustano i "bigoli mori", che sono spaghettoni rustici di pasta all'uovo scuriti e leggerissimamente insaporiti proprio con il cacao.

Ben tostato, è stato un buon abbinamento per un delicatissimo salmone scozzese intero, leggermente affumicato e affettato con il coltello direttamente in tavola.

La guarnizione visibile nella foto, che ci sarebbe stata benissimo anche spalmata sul pane tostato, è una cremina fatta al volo con tuorlo d'uovo sodo, olio extravergine, sale, qualche goccia di aceto. Il sapore ricorda la maionese, ma è molto più delicata e decisamente meno grassa.

martedì 22 gennaio 2008

Yogurt: autorevoli libri gratuiti, per approfondire


"I latti fermentati - Aspetti biochimici, tecnologici, probiotici e nutrizionali" di 156 pagine. Contiene molte informazioni utili a chi si fa lo yogurt in casa e vuole approfondire (chi compera lo yogurt al supermercato probabilmente non vuole approfondire!). E' stato scritto da insigni esperti per l'Istituto Danone.

Sempre a cura di Vittorio Bottazzi, e sempre "orientato" all'Istituto Danone, c'è anche quest'altro interessante volume di 111 pagine: "Latte-Fermentati funzionali probiotici, Nuove opportunità per il benessere dell'uomo".

domenica 20 gennaio 2008

Arturo PPPP - Pane rosa di grano duro ai semi di papavero

L'ho chiamato Arturo PPPP (Poolish, Papavero, Pomodoro, Peperoncino), ha lievitato meglio del solito e mi ha sorpreso in due modi: primo, sarà perchè ci stiamo abituando troppo bene ;-) ma anche tostandolo nonostante gli ingredienti saporiti rimane un pane abbastanza “normale”.

La seconda sorpresa è abbinandolo ai salumi: cambia personalità e diventa particolarmente gradevole.


La ricetta è la solita di Arturo con il poolish nella versione non presidiata, cui ho aggiunto i 15 grammi opzionali di olio extravergine, 2 grammi di peperoncino piccante, 15 grammi di semi di papavero, 20 grammi di doppio concentrato di pomodoro.


venerdì 18 gennaio 2008

Caramello liquido, più o meno denso.

Di tanto in tanto ho spulciato in rete per cercare un metodo semplice per fare il caramello, ma per un motivo o per l'altro non ho trovato niente che mi soddisfacesse.

Ricetta troppo complessa, o dal risultato incerto, o con ingredienti “speciali” (es. glucosio), oppure con strumenti specifici (termometro preciso a 140-170°, polsonetto, ecc.), fino a quando non sono stato folgorato dalla ricetta presentata da giallozafferano: semplice, veloce, esito garantito anche a un pasticcione come me, fatta solo con normale zucchero e acqua in una qualsiasi pentola di acciaio con fondo termico.

Con le proporzioni suggerite viene una crema viscosa e densa come il miele liquido di castagno, regolando la quantità di acqua si può ottenere una crema più o meno densa.

Per produrre 300 cc di caramello servono 400 grammi di zucchero e 200 grammi di acqua. Non ho messo la vanillina, per il resto ho seguito esattamente il procedimento illustrato su giallozafferano.

Questa salsa si conserva a lungo, ed è comodissima da tenere pronta come semilavorato per un'infinità di dolci, creme, budini, guarnizioni, come semplice aggiunta allo yogurt o a una crema di riso (riso stracotto nel latte o in acqua), ma anche per agrodolci di verdure o carne. In alcune preparazioni lo si usa persino salato!

Se sai soffrire in silenzio fai un giro qui: http://flickr.com/search/?q=caramel&m=text

Se credi che il caramello usato nei prodotti industriali sia fatto come questo, guarda qui.

Ecco la ricetta di giallozafferano, vale la pena di farci un giro anche per vedere le foto durante la preparazione:

Presentazione

La salsa caramello è una preparazione a base di zucchero molto semplice da realizzare, che sovente viene utilizzata per guarnire dolci al cucchiaio spesso a base di latte, come il creme caramel e la panna cotta, che ben si sposano con il sapore leggermente amarognolo della salsa di caramello.

La salsa caramello può essere conservata a lungo al fresco in un contenitore ben chiuso.

Preparazione

In un tegame abbastanza ampio e dal fondo spesso, mettete a scaldare a fuoco basso 400 gr di zucchero semolato: il fondo spesso è utile per consentire di diffondere uniformemente il calore evitando di bruciare lo zucchero ancora prima che si caramelli.

In un altro pentolino, mettete a bollire 200 ml di acqua aggiungendo la bustina di vanillina (che potrà essere sostituita, all’occorrenza, con qualsiasi altro aroma, secondo i vostri gusti).

E’ importante fare bollire l’acqua, poiché se la uniste fredda al caramello, quest’ultimo, invece di miscelarsi con essa, si solidificherebbe.

Quando lo zucchero si sarà caramellato raggiungendo la tipica colorazione marroncina, unite direttamente nella pentola l’acqua in ebollizione e mescolate velocemente.

Togliete dal fuoco la salsa di caramello, mescolate brevemente e lasciate raffreddare.

Consiglio

Fate molta attenzione: lo zucchero caramella a circa 140 gradi, mentre l’acqua bolle a 100 gradi, quindi quando unirete l’acqua al caramello è molto probabile che la differenza di temperatura provochi qualche schizzo; proteggete quindi le mani e le braccia con un asciuga piatti.

Grazie a mondocibo...

... ho avuto modo di ampliare le mie conoscenze, gironzolando su foodblog interessanti che altrimenti non avrei conosciuto.

Lo trovate qui: mondocibo.blogspot.com

mondocibo
Segnalato da MondoCibo

lunedì 14 gennaio 2008

Crema mou vegetale al cioccolato gianduia

Della serie "rendiamo più tollerabile la vita degli intolleranti (al lattosio)", l'esperimento di oggi è una crema mou vegetale spalmabile in stile Nutella vegan. Un po' strana ma gradevole.

La base di crema mou è la solita con il latte di soia (1, 2) fatta con 1 litro di latte di soia, 150 g di zucchero, 2 g di bicarbonato.

Prima di invasarla ho messo sul fondo del buon cioccolato al gianduia a pezzetti, anche questo tutto vegetale: zucchero, nocciole in pasta 27%, nocciole intere 8%, massa di cacao, burro di cacao, lecitina di soia. Prima di chiudere ho mescolato per bene per sciogliere il cioccolato.

Viene una crema densa e spalmabile.

domenica 13 gennaio 2008

Yogurt: la mia ricetta base

Ecco il primo premio dell'indovinello vinto da Natalia, cui dedico questa ricetta.

Tenete conto che grazie a ricerca e sperimentazione tutti i metodi evolvono, e anche i miei ;-)

In questo periodo faccio così quando voglio ottenere uno yogurt “base” con buona densità, usando latte UHT e uno yogurt naturale “vivo” in una yogurtiera che mantiene 40-45°:

  1. Usare strumenti ben puliti. Non usare barattoli sporchi o posate già portate alla bocca, altrimenti assieme ai batteri benefici si moltiplicherranno anche quelli dannosi.

  2. Per ottenere uno yogurt più compatto aggiungere ad ogni litro di latte di partenza 25 grammi di latte in polvere (scremato), e mescolare. Invece di aggiungere latte in polvere si può bollire il latte in modo che perda dal 15% al 20% del suo peso, e poi raffreddarlo. Il latte vaccino contiene dal 3% al 3,3% di proteine, i migliori risultati in compattezza si ottengono portandolo ad un contenuto del 4% di proteine per il latte parzialmente scremato, raggiungendo il 5% per quello scremato. La cremosità aumenta all'aumentare della percentuale di grassi, ad esempio usando latte intero, riducendolo per ebollizione, o aggiungendo panna. Cremosità e compattezza sono due caratteristiche diverse, che sommate danno la densità dello yogurt.

  3. Scaldare il latte e portarlo a 40-45°, ad esempio mettendolo nella yogurtiera accesa. L'ideale è riscaldarvi anche lo yogurt per l'innesco, per il momento tenendolo separato dal latte.

  4. Una volta scaldato tutto, inseminare il latte con i fermenti (50 grammi di yogurt per ogni litro di latte, abbondare non è un problema). Usare yogurt naturale “vivo” equivale ad usare Streptococcus Thermophilus e Lactobacillus Bulgaricus. Si possono usare anche fermenti (yogurt) probiotici. Per sapere quali fermenti si stanno usando è bene leggere l'etichetta dello yogurt usato per l'innesco, sperando che la racconti dettagliata, tutta e giusta (la legge italiana non obbliga a dichiarare con esattezza in etichetta i fermenti utilizzati, potendo indicare nomi generici).

  5. Mettere il latte inseminato nella yogurtiera (già in temperatura, perchè non era stata spenta) e attendere alcune ore, fino a che la superficie diventa compatta (verificare il comportamento della superficie scuotendo leggermente).

  6. Trasferire lo yogurt in frigorifero e attendere almeno un paio d'ore prima di consumarlo; in questo tempo i fermenti continuano a “lavorare”, anche se in modo diverso.

  7. Lo yogurt si conserva per alcuni giorni sotto i 10° (l'ideale sarebbe a 4°, difficimente raggiunti nei frigoriferi domestici).
Lo yogurt è semplicemente un allevamento di batteri nel loro brodo di coltura.

Per capire cosa succede si può paragonare lo yogurt ad un prato. Se vogliamo ottenere un prato fiorito e variopinto, prima prepariamo il terreno dissodandolo, concimandolo ed eliminando le erbacce. Poi seminiamo una miscela di semi di fiori, dopo di chè facciamo lavorare tempo, luce e calore. Potremo così poi raccogliere i fiori dal nostro prato.

Come per alcuni giochi a computer, una caratteristica della nostra coltura è che prima si predispone l'ambiente, e poi si “avvia il gioco” per un certo tempo, durante il quale non si può intervenire. A un certo punto si ferma il gioco e si valutano i risultati. The game of life ideato dal matematico John Conway è un semplice e simpatico esempio visivo di quello che accade, vi consiglio di provarlo (Life32, WinLife32 o altri) usando anche alcuni degli scenari disponibili.

Difficilmente faccio due volte di seguito lo stesso yogurt: come per il pane, faccio quello che mi serve al momento. Le principali variabili su cui manovrare sono:
  • Tipo e composizione del latte di partenza: vaccino o di altri animali, o latte vegetale (soia, riso, anacardi, ecc.); tenore di grassi (Scremato, P.S., Intero, con panna, ecc.) che contribuisce alla cremosità oltre che al gusto, tenore di proteine (che determina la compattezza finale), eventuali aggiunte naturali ad esempio per usare yogurt invece di creme nelle torte (addensanti, gelificanti, ecc.).
  • Batteri per la fermentazione: “normali” (S.Thermophilus e L.Bulgaricus), probiotici (L.Acidophilus, L.Casei, Bifidobacterium, ecc.), kefir, ecc.
  • Una o più fasi di incubazione, ciascuna eseguita ad una temperatura e per un tempo che dipende dai fattori precedenti.
Le prime volte si è più soddisfatti del proprio yogurt se viene più compatto. Attenzione, densità, compattezza e cremosità sono solo qualità esteriori dello yogurt, non è detto che corrispondano alla qualità o alla vivacità degli amici bacilli. E' come essere soddisfatti vedendo nostro prato bello verde, ma potrebbe anche essere tutta gramigna!

La ricerca sui batteri dello yogurt tutto sommato è agli albori, e purtroppo viene sviluppata sopratutto per fini commerciali, con le conseguenze che ne derivano.

Si possono modificare molte cose, anche tutto, ma ai principianti suggerisco di farlo dopo che si è ben capito come funziona l'allevamento dei batteri. Riassumo:
  1. Se necessario, eliminare i batteri nocivi dal latte fresco o pastorizzato. Non serve usando latte UHT, sterilizzato, o già bollito. Usare latte UHT sembra essere il miglior compromesso per eliminare le parti dannose conservando il più possibile quelle utili del latte.
  2. Concentrare il latte, principalmente per aumentare il tenore di proteine e grassi, utile se si vuole ottenere uno yogurt più denso.
  3. Portare gli ingredienti alla temperatura di partenza, per avere risultati migliori e più prevedibili.
  4. Seminare i fermenti nel latte e miscelare gli ingredienti.
  5. Incubare la cucciolata :-)
  6. Raffreddare lo yogurt per fermare l'evoluzione e conservarlo per alcuni giorni.
Le foto mostrano uno yogurt che ho fatto a dicembre 2007 con latte scremato UHT, latte scremato in polvere, e innescato da un teutonico yogurt probiotico bianco "ProVit Drink" (Penny Market) fermentato con L. Casei, LA-5, L. Acidophilus, BB-12 Bifidobacterium, che avevo usato anche qui.
Il risultato è compatto (proteine al 4%) ma non cremoso (niente grassi nè additivi). Mescolandolo la compattezza si "rompe" come il caglio del formaggio, mentre la cremosità sarebbe rimasta.


Buon divertimento ;-)

domenica 6 gennaio 2008

Torta monumentale e buonissima: a volte ritornano.

Fra la ventina di ospiti c'era il nipote di un pasticciere, quindi non potevamo rischiare.

Fortunatamente c'era Elena che ha rifatto la stessa torta di capodanno. Inoltre così consumavamo il marshmallow avanzato, e proprio per questo il lenzuolo questa volta è venuto bianco e rosa.

Ricorda una torta da prima comunione, ma ha comunque provocato lo stupore degli ospiti che non credevano fosse stata fatta in casa.

Le rose sono fatte con una variante bicolore della tecnica mostrata da Angelica, i petali vanno incollati fra loro. Sono molto carine anche quelle a nastro, che si fanno senza stampini.

Il filone delle decorazioni di marshmallow è molto creativo, ecco un altro esempio.

Specie se il lenzuolo di marshmallow è fine, conviene fare le semi-torte interne in anticipo e lasciarle asciugare, altrimenti il lenzuolo inumidito potrebbe far trasparire il colore del ripieno.


Nonostante il giro del bis è avanzata un bel po' di torta, e per riuscire a cacciare i mercanti dal tempio dopo averli rifocillati li abbiamo anche rifornirli di un pezzo di torta ciascuno. Era nostro dovere, per confortarli durante il periglioso viaggio di ritorno sotto la copiosa nevicata.

martedì 1 gennaio 2008

La torta di capodanno 2008

Monumentale, simpatica, buonissima!

E' un'opera di mia figlia, per farla ci sono volute quasi due ore, ma la preparazione non presenta grosse difficoltà. Usando per le semi-torte una teglia da 25 cm sono venute una trentina di porzioni abbondantissime. Gli abbinamenti sono straordinariamente gradevoli, e la torta nel complesso dà una sensazione di leggerezza, per niente grassa, né secca, né stucchevole.

La torta è costituita da due semi-torte doppio cioccolato, farcite a strati con crema caffè, il tutto ricoperto da un lenzuolo di marshmallow e decorato con pupazzi sempre di marshmallow.

Ecco le fasi della preparazione, si può fare anche tutto il giorno prima:

  1. Il giorno prima, si prepara la pasta di marshmallow e la si fa riposare avvolta nella pellicola trasparente, un pacchetto per ciascun colore. Le spiegazioni che ci hanno maggiormente colpito sono quelle di Angelica.
  2. Sempre il giorno prima, o almeno in tempo per farle raffreddare, si preparano le due semi-torte doppio cioccolato. La ricetta è quella dei Muffins al doppio cioccolato di Maria Giovanna, le sue dosi sono perfette per ognuna delle due semi-torte, in teglie da 25 cm di diametro.
  3. Si tagliano le due torte a metà in orizzontale, e si dispone sul piatto di portata uno strato di torta ricoperto di crema caffè, continuando con gli strati successivi, sempre alternati da crema caffè. L'ultimo strato di torta non viene ricoperto di crema (vedi foto).
    La crema caffè è ottenuta semplicemente con panna fresca zuccherata e montata ben ferma, a cui va amalgamato del caffè solubile. Le dosi sono a occhio, quindi è importante assaggiare ;-)
  4. Si stende il lenzuolo di marshmallow centrato sulla torta, rimboccando le pieghe tutte nello stesso verso.
  5. Si taglia l'eccesso di lenzuolo, e si copre il bordo con un luuungo rotolino di marshmallow.
  6. Le decorazioni in marshmallow completano la torta, in questo caso maialini e funghi.
  7. Si conserva al fresco in attesa dell'orda di facoceri.
Tutto qui. Con la scusa di fare l'assaggiatore ufficiale sono riuscito a rubare qualche foto durante la preparazione...

FELICE 2008!


Il lenzuolo di marshmallow:

La fabbrica dei pupazzetti:

Il primo e l'ultimo strato:

La posa del lenzuolo:

Lembi rabboccati tutti nello stesso verso:

Rimozione dell'eccesso di lenzuolo e posa del cordone chiuso da un fiocco:

Finitura. Acqua per pulire lo zucchero in eccesso e “colla” di acqua e zucchero che si asciuga presto):

Quando viene il nostro turno?

E infine:

Dopo aver sfamato una ventina di cavallette...